Pseudomonas Aeruginosa ed acqua potabile trattata

2 febbraio 2017

Il tema della contaminazione batterica dell’acqua destinata al consumo umano è fondamentale e di non semplice lettura, la pseudomonas è un’aspetto delicato

La carica batterica può essere patogena, capace di generare malattie nell’organismo umano, oppure non patogena, ossia batteri innocui per la salute umana.

La legge Italiana con il DL 31/2001 impone l’assenza di qualisiasi rischio per la salute umana e quindi di qualsiasi carica patogena all’interno dell’acqua destinata al consumo umano. Nello stesso tempo definisce alcuni parametri indicatori per verificare la presenza o meno di contaminazione batterica.  L’ordinamento vigente distingue tra acque confenzionate e acque sfuse.  Per le prime- Tabella A dell’allegato 2- è prevista l’analisi obbligatoria della Pseudomonas, mentre per le acque sfuse non è uno dei parametri obbligatori di analisi. (vediamo in seguito perchè)

Questi parametri si chiamano indicatori in quanto se positivi avvisano di una contaminazione ben più ampia.

Non è detto che con l’analisi della carica batterica con i parametri obbligatori negativa non ci sia comunque carica batterica patogena. Questo è il caso della Pseudomonas Aeruginosa:  batterio opportunista patogeno ubiquo.

I campionamenti di legge che vengono effettuati per  il controllo degli erogatori d’acqua potabile trattata, sia nei ristoranti, sia nel settore domestico non prevedono il controllo della Pseudomonas, ma ciò non significa che, nel caso che ne fosse rilevata la presenza, l’acqua possa considerarsi potabile.
Su questo punto il ragionamento da fare è complesso e lo rimandiamo in fondo all’articolo.

La letteratura medica definisce questo batterio pericoloso per tutti i soggetti immunodepressi, con patologie (anche mortali) alle vie respiratorie, urinarie e cutanee.  E’  un batterio ubiquo nel senso che è presente ovunque, nell’aria, nel corpo umano, sulle superfici solide. Nell’acqua si sviluppa nelle zone di morta (ossia acqua ferma)  tra i 4°C e i 42°C; un intervallo assai ampio.

La Pseudomonas Aeruginosa è resistente a parecchi disinfettanti e non è semplice debellare le colonie batteriche presenti nell’acqua.

La presenza di Pseudomonas Aeruginosa negli erogatori di acqua potabile trattata è dovuta nella maggioranza dei casi a fenomeni di retrocontaminazione, ossia la carica batterica risale i condotti per svilupparsi poi nelle zone dove l’acqua scorre poco, ad esempio negli interstizi degli OR dei raccordi rapidi, nelle elettrovalvole servocomandate o nei pressostati.

Per prevenire l’insorgenza della Pseudomonas è importante agire su diversi fronti:

  1. Avere la certezza che il sistema di filtrazione non sia contaminato, quindi utilizzare sistemi batteriostatici (ioni d’argento o altro), battericidi (lampade a raggi UV a valle del filtro). Prevedere la possibilità di campionamento a monte e a valle del filtro.
  2. Assicurarsi che gli impianti utilizzati siano progettati con componentistica adeguata e contengano il minimo possibile di zone di morta
  3. Procedere con pulizie e  disinfezioni giornaliere del becchi di erogazione, tenendoli comunque riparati il più possibile da contaminazione con l’esterno.
  4. Controllare periodicamente la qualità dell’acqua secondo la tabella dell’allegato I del DL 31/2001.
  5. Evitare di installare impianti in zone a rischio – ad esempio ospedali o case di cura – e comunque se installati seguirli con protocolli di manutenzione serrati.

Va anche aggiunto che in diversi casi abbiamo potuto verificare la presenza in quantità trascurabili di Pseudomonas nell’acqua di rete.

Nel caso fosse rilevata la presenza di tale contaminazione all’interno  di un erogatore d’acqua , non ha senso  effettuare  sanificazioni  anche drastiche se  prima non si è individuata la causa  di questa contaminazione.  Per affrontare il problema in maniera metodica bisogna capire dove è presente il ceppo (e quindi l’origine) di colonie batteriche che si sviluppano all’interno dell’impianto. L’esperienza nel settore mostra alcune costanti, (che non possono però essere  prese a priori con certezza come causa dell’inquinamento batterico). Sappiamo che le Elettrovalvole servocomandate sono difficilissime da sanitizzare, che sono spesso zone di sviluppo batterico avendo zone di morta, ma questo non basta per identificarne la causa. L’analisi del problema deve essere svolta comunque metodicamente.

Il disinfettante con maggiore efficacia è sicuramente l’acido peracetico che non è di facilissimo utilizzo, l’acqua ossigenata ha bisogno di un tempo maggiore di contatto  e lavora meno bene in acqua fredda. E’ importante un’azione meccanica per rimuovere l’eventuale biofilm presente nei condotti.

La presenza di carica batterica patogena è sanzionata in maniera pesante da  parte delle autorità di controllo, in alcuni casi il  rischio è  addirittura penale.  E’ vero anche che la natura ubiqua della Pseudomonas e il suo basso livello di rischio per la salute umana porta a considerazioni  che vanno argomentate con chi preposto ai controlli di sanità pubblica. Se la carica rilevata è estremamente bassa, se agli impianti è associata una regolare manutenzione, se le parti di consumo rispettano le leggi vigenti, piccoli sforamenti  si possono discutere. Non è un caso che il legislatore abbia volutamente NON inserito questo ceppo nei controlli di routine.

L’indifferenza di fronte a questo problema è causa di accanimento da parte delle autorità di controllo.

L’utilizzo di un debatterizzatore a raggi UV ha sicuramente un effetto positivo per gli erogatori al punto d’uso, deve essere posizionato in maniera opportuna e possibilmente il più vicino possibile al punto di erogazione: Vedi Debatterizzatori UV

 

La presenza o meno della Psuedomonas nel report di analisi sulla qualità dell’acqua

Abbiamo volutamente lasciato per ultimo questo spinoso argomento.

Non è un caso che il legislatore NON abbia inserito il controllo di questo parametro nella routine di controllo sulla qualità delle acque destinata al consumo umano. O meglio non è inserito per tutte le acque tranne le confezionate.

Il legislatore conosce  molto bene i rischi sanitari legati alla presenza di Psudomonas, la presenza di quantità piccole di carica batterica è spesso un fatto “normale” con le quali bisogna convivere, per ingestione servono concentrazioni elevate per causare patologie per soggetti immuno depressi. Ove fosse presente questo inquinante in modeste quantità non ha senso la sanzione, perchè anche la più corretta prassi igienica in ambiente umano nel tempo non può prevenire una contaminazione anche se modesta.

Generalmente di fronte alla prezenza modesta di carica batterica l’indicazione è di un intervento di pulizia e di una procedura di monitoraggio più stringente. L’aspetto sanzionatorio si impone  quando vi è dolo e trascuratezza nell’affrontare il tema. Ad esempio quando manca  un procedura di manutenzione cadenzata nel tempo e non a norma con quanto previsto dal DM 25 e dall’HACCP. Oppure quando i valori di contaminazione sono elevati (questo generalmente può dipendere da una scarsa cura nella scelta dell’impianto e dalla scarsa cura sul tema della manutenzione).