Il ruolo del trattamento al punto d’uso (POU) nella gestione del rischio
L’approccio normativo delle ultime leggi nel settore delle acqua destinate al consumo umano molto spazio è dato al tema della valutazione del rischio, ossia governare la qualità del prodotto/servizio attraverso una attenta analisi dei processi e dei rischi connessi. L’approccio precedente legato alla conformità viene non negato ma superato.
Quando si parla di trattamento dell’acqua al punto d’uso, è importante chiarire subito un concetto di base:
il POU non sostituisce la potabilizzazione, ma si inserisce all’interno del sistema di distribuzione, come tale deve essere parte integrante della valutazione dei rischio distributivo.
Cos’è il rischio nell’acqua destinata al consumo umano
Nel contesto dell’acqua potabile, il rischio non è determinato dalla sola presenza di un parametro, ma dalla probabilità che una determinata esposizione produca un effetto sulla salute.
In termini operativi, il rischio dipende dalla combinazione di cinque fattori:
- concentrazione della sostanza;
- durata dell’esposizione (nel tempo);
- frequenza dell’evento (quanto spesso l’esposizione si verifica);
- modalità di utilizzo dell’acqua (bere, cucinare, uso occasionale);
- suscettibilità dell’utilizzatore (lattanti, bambini, soggetti sensibili).
Il POU dentro un sistema, non come elemento isolato
l POU come dicevamo non servono a “rendere potabile” un’acqua, ma a gestire esigenze diverse, riduzione delle sostanze indesiderate, migliorare le caratteristiche organolettiche o contrastare ciò che accade tra il punto di consegna e il punto di utilizzo, dove ci sono fenomeni di degradazione della qualità dell’acqua.
Uno degli errori più frequenti è considerare il POU come un elemento autonomo. In realtà, il trattamento al punto d’uso è sempre parte di un sistema più ampio che comprende:
- rete interna,
- impianto idrico,
- modalità di utilizzo,
- gestione e manutenzione.
In ambito domestico il compito di valutare il rischio ricade su chi proporne ed installa sistemi di trattamento al punto d’uso, la sua responsabilità è diretta verso il consumatore finale
Questo aspetto, ossia la valutazione del rischio è ancora più evidente negli edifici prioritari, grandi complessi, dove la normativa prevede la figura del: Responsabile della Gestione Interna della Distribuzione Idrica (GIDI)
Il GIDI è il soggetto, (introdotto con le recenti nuove leggi), incaricato di:
- garantire la qualità dell’acqua all’interno della rete interna;
- valutare e gestire i rischi legati alla distribuzione;
- coordinare monitoraggi, interventi e manutenzione.
Definire quindi un piano di sicurezza per la fornitura di acqua idropotabile
Negli edifici prioritari (ad esempio strutture ricettive come hotel, strutture sanitarie, caserme ), questa figura è obbligatoria così come sono obbligatori i paini di sicurezza. In altri contesti può essere formalmente non prevista, ma resta comunque una figura funzionalmente necessaria.
Il rapporto tra POU, GIDI e OSA
Quando il trattamento POU è installato in un contesto dove è presente un GIDI, il professionista del trattamento al punto d’uso non può operare in modo indipendente.
In particolare:
- il POU deve essere considerato parte integrante della rete interna;
- le scelte di trattamento devono essere coerenti con la valutazione del rischio complessiva;
- ogni intervento deve essere condiviso con il GIDI.
Nell’ambito della ristorazione, inoltre, entra in gioco la figura obbligatoria dell’OSA (Operatore del Settore Alimentare), responsabile della sicurezza degli alimenti.
In questi casi: il POU diventa un punto critico condiviso tra OSA e GIDI
e deve essere gestito in modo coordinato:
- il GIDI per la qualità della distribuzione idrica;
- l’OSA per la sicurezza alimentare.
Un intervento non coordinato può generare:
- incoerenze nella gestione del rischio;
- problemi microbiologici;
- responsabilità non chiaramente attribuite.
Cosa può fare correttamente un sistema di trattamento al punto d’uso
Se inserito in modo corretto nel sistema, il POU può:
- ridurre l’esposizione a sostanze indesiderate;
- migliorare gusto e odore;
- adattare l’acqua a esigenze specifiche;
- compensare effetti della distribuzione interna.
In questo senso, il POU è uno strumento di ottimizzazione, non di sostituzione.
Quando il POU diventa un problema
Se invece viene introdotto senza una visione sistemica, il POU può:
- aumentare il rischio microbiologico (es. rimozione incontrollata del disinfettante oppure assenza di manutenzione o frequenza degli interventi insufficiente)
- creare stagnazioni locali;
- diventare punto di accumulo o rilascio; (cattiva qualità dell’impianto)
- generare un falso senso di sicurezza.
Il rischio non è solo tecnologico, ma anche gestionale.
Il ruolo del professionista
Il professionista del trattamento dell’acqua non deve limitarsi a scegliere una tecnologia, ma deve anche :
- capire dove si inserisce il POU nel sistema;
- verificare la presenza e il ruolo del GIDI e contribuire alla redazione dei piani di sicurezza
- coordinarsi con l’OSA, quando presente e contribuire alla redazione della scheda HACCP
- valutare benefici e rischi dell’intervento;
- garantire gestione e manutenzione nel tempo.
